I racconti del focolare

Lu Carcaluru

calcaluru  Vorrei collegarmi a ciò che ho scritto ieri, cominciando una piccola rubrica “I racconti del focolare”, dove racconterò di quei momenti passati accanto al fuoco insieme alla famiglia, mentre la pignata borbottava, portando a cottura i legumi. Pensando a questi ricordi, a quest’immagine, mi sono detta:”Perché non parlare di uno dei tanti “cunti salentini”, che intrattenevano intere famiglie intorno al camino acceso, genitori , nonni e zii che raccontavano, ognuno a proprio modo, delle  storie a noi bambini? Potrei cominciare scrivendo de Lu Carcaluru!” 

Condividerò con voi solo quelli che sono i miei ricordi rispetto al racconto popolare, non essendo questo un articolo di carattere storico-antropologico, ci saranno elementi discordanti nella storia, probabilmente, voi conoscerete altre versioni, ma fa anche questo parte del fascino della cultura popolare, che tramanda oralmente alle nuove generazioni storie con sfumature diverse, a seconda di chi le racconta.

Lu Calcaluru è un folletto, conosciuto nel salento anche con altri nomi, ad esempio a Lecce è conosciuto con il nome di Lauru o Laurieddhru , nel sud salento Municieddhru o Scazzamureddhru. Caratteristica di questo folletto è quella di essere dispettoso; da piccola sentivo dire, che andava nelle stalle ad intrecciare la coda dei cavalli, e la intrecciava in maniera così forte, da non riuscire a scioglierla, era la disperazione dei contadini. Nascondeva oggetti, facendoli ritrovare dopo molto tempo, di notte svegliava le persone, facendo rumore in casa, scaraventando a terra pentole e piatti. La cosa che mi è rimasta più impressa è che si diceva salisse sul petto dei dormienti, togliendo loro il respiro per qualche attimo, ed era proprio quello il momento di essere così svelti da acciuffargli il berretto, e ridurlo così “in proprio potere”. Il folletto a quel punto, per riavere indietro il suo copricapo appuntino, diventava più mansueto ed era solito domandare:”Ce buei sordi o tampagni ( che vuoi soldi o coperchi)?” Bisognava stare attenti alla risposta, essendo furbo e dispettoso, lu Carcaluru dava il contrario di quello che gli veniva chiesto, a chi chiedeva soldi, dava coperchi, a chi chiedeva coperchi donava ori e denaro. Noi bambini ne avevamo un po’ paura, ma allo stesso tempo eravamo molto curiosi e forse attendevamo di vederlo per “rubargli” il cappello e dare la risposta giusta.

Questa non è una storia che ha un inizio ed una fine, è una leggenda, un racconto popolare, e chissà, magari, si aggira ancora per il nostro paese questo piccolo furfantello, continuando a disturbare il sonno della gente e ad infastidire gli animali.

In caso doveste incontrarlo, e riusciste a togliergli il berretto, sapete che cosa chiedergli ;D

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